
Silvia Serralunga, volontaria in servizio civile.
Li hanno definiti narcisiti, individualisti, competitivi e poco propensi ad assumersi responsabilità. Troppo spesso incasellati in etichette rigide e stereotipi, sono i ragazzi e le ragazze della cosiddetta generazione Y, nati tra i primi anni ottanta e i primi anni duemila. Ma è sempre così?
Per nove mesi abbiamo condiviso la vita e la quotidianità della nostra struttura con Silvia Serralunga, classe 1990, che ha deciso di impegnarsi in un progetto di Servizio Civile Volontario e vi possiamo assicurare che la nostra esperienza è stata decisamente diversa!
Già in passato, da ragazzina, ho prestato il mio aiuto a diverse associazioni per bambini e disabili. Il mondo del volontariato mi ha sempre affascinata, proprio per il suo scopo principale: fare del bene agli altri, senza chiedere nulla in cambio. Ecco che, venuta a conoscenza della possibilità di un anno di volontariato retribuito in una Struttura a mia scelta, ho subito richiesto di iscrivermi… ed eccomi qui.
Come ti sei trovata durante questi mesi?
Durante questi mesi di Servizio Civile, mi sono trovata molto bene in Struttura. Ho trovato ad accogliermi persone competenti, disponibili e gentili nei miei confronti e ho avuto modo di instaurare belle amicizie, che spero di continuare a coltivare nel tempo.
Perché hai scelto di lavorare con gli anziani, nel contesto Casa di Riposo?
Credo che l’esperienza di vita di ogni singolo anziano sia una preziosa testimonianza da cogliere e custodire dentro di sé: questo è stato l’input. Nove mesi fa, mi sono approcciata a questa nuova esperienza sapendo che sarebbe stata un’annata in un contesto costruttivo. Ma mai avrei pensato di uscirne oggi con una visione della terza età così radicalmente mutata, così enormemente travolgente e completa, avendone vissuto appieno ogni aspetto positivo e negativo.
Consiglieresti ad altri giovani di intraprendere l’esperienza di Servizio Civile?
Certamente sì. E’ stata un’esperienza molto stimolante e formativa, sicuramente utile a chiunque voglia conoscere una delicata realtà, diversa dall’ordinario.
Come ti senti al termine di questa esperienza?
Alla fine di questo lungo percorso, mi sento arricchita: gli episodi vissuti in questi mesi, il rapporto instaurato con gli ospiti della Casa del Sorriso, la riconoscenza sui loro volti… ho capito davvero quanto anche un piccolo gesto, che potrebbe sembrare insignificante ai nostri occhi, possa invece cambiare la giornata a chi vive in queste strutture di accoglienza e che attende solamente un sorriso o di poter scambiare quattro chiacchere con qualcuno che li faccia sentire ancora vivi e voluti. E’ stato bellissimo!