È appena passato il 25 aprile. Per noi, qui alla Casa del Sorriso, è sempre una data importante. Giorno di ricordi per tanti nostri ospiti. Giorno di memoria e di condivisione. La guerra, i patimenti, i piccoli gesti di sostegno reciproco. Sono tanti gli aneddoti che ritornano in mente e che vengono condivisi. Come quello di Danila, classe 1923, che ha voluto raccontarci la sua esperienza affinché non se ne perdesse traccia. Il suo sorriso, nonostante la crudeltà dei gesti subiti, fa riflettere tutti noi che abbiamo deciso di pubblicare in questo spazio il suo racconto.
“Mi chiamo Danila Crosara, classe 1923. Sono stata denunciata per spionaggio alle SS da una donna, la loro caserma si trovava nell’albergo davanti all’ex UPIM, Via Gramsci.
Mi ricordo che stavo uscendo dal mio lavoro, appena varcato il portone, fuori mi sono trovata tre fascisti ad aspettarmi.. uno mi ha puntato il fucile alla schiena, mentre gli altri due mi hanno presa per le braccia. Una volta portata in caserma, mi sono ritrovata in una stanza, seduta davanti ad una decina di fascisti. Oltre a farmi un sacco di domande, mi hanno picchiata,.. me li ricordo bene i quattro schiaffi sulla faccia!!
Il peggio, però, doveva ancora arrivare per me.. Dopo avermi fatto inginocchiare, mi hanno legato mani e piedi insieme, continuando ad interrogarmi, mentre prendendosi gioco di me, mangiavano torrone, cioccolata e ascoltavano della buon musica!
Non gli ho mai, e dico mai, dato la soddisfazione di versare una lacrima, anzi… gli ho sempre guardati fissi negli occhi… con tutta la rabbia che avevo dentro.
Da lì, poi, mi hanno trasferita nelle prigioni del Piazzo, dove ho passato la notte tra lunedì e martedì, naturalmente in cella. Martedì pomeriggio sono arrivati due personaggi: un ufficiale delle SS e un interprete italiano, che hanno riconosciuto la mia innocenza e lasciata così libera di andare.
Uscita dalle prigioni, c’era la mia cara sorella ad aspettarmi… ho saputo solo dopo che era venuta già la sera precedente per convincerli della mia innocenza, ma purtroppo non le avevano creduto…”
