Martino non riesce più a camminare però ha ancora mantenuto una buona mobilità dalla vita in su. Giovanna, invece, riesce ancora a fare qualche passo. Francesca è sulla sedia a rotelle ma ha una mente reattiva e lucida. Nomi, volti e, soprattutto, persone. Con la loro storia, il loro trascorso e, soprattutto il loro presente vissuto nella nostra residenza.

Un presente che da sempre crediamo debba essere valorizzato, stimolato e mantenuto quanto più possibile nella sua unicità. Sì, perchè Martino, Francesca e Giovanni sono unici, proprio come sono unici gli altri sessanta ospiti della Casa del Sorriso.

Per questo lavoriamo attraverso progetti personalizzati e mirati a mantenere l’autonomia residua di ogni nostro ospite (il Progetto Assistenziale Individualizzato – P.A.I.). A Martino proponiamo, per esempio, di vestirsi ancora da solo dalla vita in su. Quando Giovanna torna in stanza, la accompagnamo sulla carrozzella ma la fermiamo qualche metro prima affinchè possa provare ancora a entrare autonomamente. Francesca invece partecipa a tutte le attività ricreative e di socializzazione che proponiamo alla Casa del Sorriso.

Come si lavora sulle residue capacità psico-fisiche della persona anziana migliorarle, potenziarle o mantenerle tali? Abbiamo fatto alcune domande al Dott. Gianluca Enrico, Direttore della nostra residenza.

A cosa serve un Progetto Assistenziale Personalizzato?

Il PAI è un importante strumento progettuale multidisciplinare per l’erogazione dell’assistenza individualizzata. Il suo principale utilizzo è finalizzato alla valutazione degli effettivi bisogni dell’Ospite e alla successiva programmazione multiprofessionale del percorso di cura.

Quali sono i benefici che ne ricava la persona anziana ospite della Casa del Sorriso di Andorno?

I benefici sono intuibili; il progetto assistenziale redatto dall’equipe valuta la persona da un punto di vista olistico e multidimensionale, ponendola al centro del percorso di cura; l’approccio nella redazione del progetto non è solo di cura della malattia, ma abbraccia la definizione di salute dell’OMS, ovvero “condizione di completo benessere fisico, psichico e sociale e non solo assenza di malattia o di infermità”. Parliamo quindi di una dimensione più ampia che si basa sull’assunto fondamentale che ogni condizione di salute o di malattia è la conseguenza della interazione tra fattori biologici, psicologici e sociali.

Il progetto assistenziale personalizzato si sviluppa su particolari tempistiche?

Non vi sono tempistiche particolari, nel senso che il progetto di norma viene rivisto e modificato ogni volta che le modificazioni dello stato di salute dell’ospite lo richiedono ( insorgenza di nuove patologie, modificazioni della disabilità, recupero funzionale ecc). Questi fattori, che ovviamente influiscono sul raggiungimento degli obiettivi che ci si pone nei PAI, possono costituire motivo di rivalutazione del progetto stesso. La predisposizione, la verifica e l’aggiornamento del P.A.I. avviene nell’ambito di un’équipe multidisciplinare, composta dal medico, dal coordinatore dell’assistenza infermieristica e/o tutelare, in stretta collaborazione con le altre professionalità operanti nella struttura (Infermiere, Fisioterapista, Animatore, Oss). Nei casi più gravi, dove gli obiettivi sono di mantenimento (a lungo termine), il progetto viene comunque aggiornato almeno una volta ogni 6 mesi, di modo da garantire 2 valutazioni nell’anno.

Lavorare per progetti significa anche valutare che cosa è stato fatto, come, perchè. Significa ricalibrare gli interventi, se necessario. Pensa che il Pai possa essere considerato uno strumento utile per accompagnare la persona anziana in tutte le fasi della sua degenza alla Casa del Sorriso?

Assolutamente si. Il PAI rappresenta certamente un punto cardine per l’erogazione di una assistenza personalizzata.
Viene realizzato da tutta l’equipe che concorre con le varie professionalità, analizza i bisogni della persona da un punto di vista multiprofessionale, segue la persona modificandosi in funzione del raggiungimento degli obiettivi che vengono fissati in accordo con la persona stessa e/o con i caregiver.